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Salute e benessere
 
21/07/2010
Tumore del seno: le ex-pazienti promuovono l’oncologia italiana
Presentata a Roma in un seminario nazionale la prima indagine sulle donne guarite
 
Guai a chiamarle lungosopravviventi: loro si definiscono guarite. Sono le italiane che hanno superato il tumore del seno, ormai oltre 400.000. Si sentono bene (il 72,6% è soddisfatto del proprio stato di salute, il 26% molto soddisfatto) e ritengono di essere state seguite in modo più che positivo (45,2%), addirittura eccellente nel 7,8% dei casi. Ma è l’aspetto psicologico a risultare indebolito: oltre il 30% si sente meno femminile, circa il 20% rileva cambiamenti nella propria situazione familiare e nei rapporti sociali, sei su dieci hanno sperimentato un periodo di depressione. E il 65% teme di ammalarsi di nuovo. È la fotografia che emerge dalla prima indagine nazionale promossa dall’Associazione Ricerca ed Educazione in Oncologia (AREO) in tre centri oncologici di eccellenza: il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, diretto dal prof. Pierfranco Conte, nella Divisione di Oncologia dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova diretta dal prof. Paolo Pronzato e all’IRCCS “Regina Elena” di Roma presso il Dipartimento di oncologia diretto dal Prof. Francesco Cognetti. Da ottobre 2009 a maggio 2010 sono state coinvolte 150 ex-pazienti, a 5 e 10 anni dalla diagnosi. “Il nostro obiettivo era analizzare, per la prima volta con criteri scientifici, l’impatto di questa malattia nel lungo periodo – spiega il prof. Conte, coordinatore dello studio -. I risultati in parte ci sorprendono perché, per fortuna, il livello di reintegrazione sociale sembra buono e non si notano discriminazioni evidenti. La stragrande maggioranza torna al lavoro e solo un 4% lo ha perso nel periodo della terapia. Oltre il 50% al rientro ha scelto di mantenere il tempo pieno e appena il 10% ha subito una riduzione dello stipendio. Colpisce invece in negativo l’assenza di supporto psicologico”. “La neoplasia del seno è particolarmente ricca di significati simbolici – continua il prof. Cognetti – e si ripercuote con più evidenza rispetto ad altre sulla sfera sessuale.